Aggiornamento settembre 2026: il nuovo Piano Regolatore di Torino ha compiuto un ulteriore passo avanti con l’adozione della Proposta Tecnica del Progetto Definitivo. In questa guida trovi lo stato aggiornato dell’iter e le principali conseguenze per proprietari, acquirenti e investitori.
Il Piano Regolatore Generale ( PRG) è lo strumento urbanistico con cui un Comune disciplina come il proprio territorio può essere usato, trasformato e costruito. Stabilisce le destinazioni d’uso dei suoli — residenziale, produttivo, terziario, verde pubblico — e definisce dove è possibile edificare, con quali volumetrie, a quali condizioni. Stabilisce anche dove si prevede di concentrare servizi, infrastrutture e spazi pubblici.
Per chi opera sul mercato immobiliare di Torino, il Piano Regolatore conta perché incide sulla capacità edificatoria di un’area, sulle possibilità di cambio d’uso degli immobili, sulla presenza o meno di vincoli e sulla prospettiva di nuovi servizi in un quartiere. Tutti fattori che i compratori e gli investitori considerano quando valutano un immobile o un terreno.
È però necessario essere chiari su un punto: il Piano Regolatore non determina automaticamente il prezzo di mercato di un appartamento. I valori immobiliari dipendono da molte variabili — domanda e offerta locali, qualità del costruito, accessibilità, contesto sociale — che il piano urbanistico può orientare nel tempo, ma non controllare.
Va inoltre tenuta distinta l’approvazione del piano dalla concreta realizzazione degli interventi previsti. Un piano può indicare la trasformazione di un’area dismessa in un quartiere misto, ma tra l’approvazione della norma e la costruzione di nuovi edifici o servizi passano anni, spesso decenni, e l’esito dipende da investimenti pubblici e privati che al momento del piano non sono ancora certi.
- Lo stato attuale del Piano Regolatore
- Le quattro colonne del nuovo Piano Regolatore
- Le principali aree di trasformazione del nuovo Piano Regolatore
- Cosa cambia per i proprietari col nuovo Piano Regolatore
- Iter e tempistiche del nuovo Piano Regolatore Generale
- Cosa deve fare oggi chi compra, vende o investe
- FAQ — Domande frequenti

Lo stato attuale del Piano Regolatore
Il 16 marzo 2026 il Consiglio Comunale di Torino ha adottato il progetto preliminare della revisione del Piano Regolatore Generale, con deliberazione n. 123/2026. Dopo la pubblicazione del Piano sono state presentate 875 osservazioni da cittadini, operatori, associazioni e altri soggetti interessati.
Il 1° settembre 2026 l’iter ha compiuto un ulteriore passo avanti: la Giunta Comunale ha adottato, con deliberazione n. 459/2026, la Proposta Tecnica del Progetto Definitivo. Il documento contiene le controdeduzioni alle 875 osservazioni ricevute e aggiorna diversi elaborati del Piano, pur mantenendo sostanzialmente inalterate le scelte strategiche definite nel progetto preliminare.
Le modifiche introdotte riguardano soprattutto correzioni cartografiche, Norme di Attuazione e alcune precisazioni relative alle altezze massime degli edifici, alla tutela del tessuto storico e ai meccanismi di perequazione urbanistica. Sono stati inoltre aggiornati il Rapporto Ambientale e le verifiche sul dimensionamento complessivo del Piano.
Il nuovo PRG non è però ancora definitivamente approvato. La Proposta Tecnica deve ora essere esaminata nella seconda Conferenza di copianificazione e valutazione, alla quale partecipano Regione Piemonte, Città Metropolitana e gli altri enti competenti. Dopo questa fase verrà predisposto il Progetto Definitivo da sottoporre al Consiglio Comunale.
Aggiornamento settembre 2026: il nuovo Piano Regolatore è quindi entrato nella fase conclusiva dell’iter amministrativo, ma il PRG ufficialmente vigente rimane quello del 1995, affiancato dalle misure di salvaguardia introdotte con l’adozione del nuovo progetto preliminare.
Cosa è cambiato dopo le 875 osservazioni al Piano
Tra marzo e maggio 2026 cittadini, associazioni, professionisti, proprietari e operatori economici hanno potuto presentare osservazioni al progetto preliminare del nuovo PRG. Al termine della fase di consultazione il Comune ha ricevuto 875 osservazioni, successivamente analizzate dagli uffici comunali.
La Proposta Tecnica del Progetto Definitivo approvata dalla Giunta il 1° settembre contiene le relative controdeduzioni. Secondo quanto comunicato dal Comune, le osservazioni non hanno modificato l’impostazione generale del Piano, ma hanno determinato diversi interventi di affinamento delle norme, della cartografia e delle schede urbanistiche.
Tra gli aspetti su cui sono state introdotte precisazioni figurano le altezze massime consentite, le tutele del tessuto storico e la quota minima dei diritti edificatori derivanti dalle aree cedute attraverso il sistema della perequazione.
Per proprietari e investitori questo passaggio è importante soprattutto perché rende più definito il quadro normativo rispetto al progetto preliminare di marzo. Rimane però necessario verificare la disciplina prevista per il singolo immobile o terreno: una modifica cartografica o normativa può avere effetti molto diversi anche tra aree geograficamente vicine.
Le quattro colonne del nuovo Piano Regolatore
Il sindaco Lo Russo e l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni hanno presentato il progetto preliminare come fondato su quattro direttrici: sviluppo, coesione, sostenibilità e cura. Vale la pena tradurre ciascuna in termini concreti per chi possiede o vuole acquistare un immobile.
Sviluppo: densificazione orientata al trasporto pubblico
La direttrice dello sviluppo non punta all’espansione su nuove aree, ma a una densificazione selettiva nelle zone già urbanizzate, soprattutto attorno alle linee di trasporto pubblico. Il piano introduce l’approccio Transit Oriented Development (TOD): le aree prossime alle fermate della metropolitana, alle stazioni del Sistema Ferroviario Metropolitano e ai futuri capolinea della Linea 2 Metro potranno beneficiare di una capacità edificatoria significativamente più alta rispetto a quella di base — fino a 1,7 mq/mq di superficie lorda, contro lo 0,3 mq/mq base previsto per il tessuto ordinario.
Per un investitore o un proprietario, questo significa che gli immobili nelle immediate vicinanze di nodi di trasporto potrebbero essere interessati da una maggiore domanda di trasformazione nel lungo periodo. Gli effetti concreti, tuttavia, dipenderanno dall’attuazione dei singoli interventi e dalla realizzazione delle infrastrutture di mobilità previste, alcune delle quali sono ancora in fase progettuale.
Coesione: quartieri di prossimità e mix funzionale
La direttrice della coesione punta a garantire una distribuzione più equilibrata di servizi, commercio, spazi pubblici e funzioni abitative nei 34 quartieri riconosciuti dal piano. L’obiettivo dichiarato è evitare che alcune parti della città si specializzino eccessivamente — solo residenziale, solo produttivo — e che i servizi di base siano accessibili a piedi o con il trasporto pubblico.
Per chi acquista casa, questo può significare nel tempo una maggiore attenzione alla qualità del commercio di prossimità e dei servizi nei quartieri periferici. Per chi vende un immobile in zone attualmente poco servite, vale comunque la stessa avvertenza: le previsioni del piano si realizzano gradualmente e spesso in modo non uniforme.
Sostenibilità: infrastrutture verdi, blu e transizione energetica
Il nuovo Piano Regolatore dedica attenzione alle cosiddette infrastrutture verdi — parchi urbani, aree naturali, la collina — e blu — il sistema fluviale del Po con Stura, Dora e Sangone — come componenti strutturali della pianificazione. Il piano prevede anche meccanismi che valorizzano i servizi ecosistemici delle aree verdi, pubbliche o private.
Sul piano pratico, gli immobili prossimi a parchi consolidati o ai corridoi fluviali potrebbero mantenere o rafforzare la propria attrattività per la domanda abitativa. Ma non è corretto affermare che queste aree siano destinate ad aumentare di valore: si tratta di tendenze possibili, non di certezze.
Cura: rigenerazione del patrimonio esistente
La direttrice della cura riconosce che Torino non è più una città in espansione. Il piano si propone come strumento di rigenerazione e riuso del patrimonio esistente, più che di nuova edificazione su suolo libero. Questo si traduce in un interesse specifico per le aree dismesse, gli edifici inutilizzati, le zone degradate che possono essere recuperate attraverso nuove funzioni.
Per i proprietari di immobili da ristrutturare o di aree non utilizzate, questo orientamento del piano può creare in futuro maggiori opportunità di valorizzazione, a condizione che le condizioni di mercato e le norme attuative lo consentano.
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Le principali aree di trasformazione del nuovo Piano Regolatore
Il progetto preliminare introduce uno strumento urbanistico nuovo rispetto al PRG del 1995: le Figure di Ricomposizione Urbana (FRU). Sono otto ambiti della città dove il piano prevede le trasformazioni più rilevanti e attese. Non sono zone in cui le trasformazioni sono già avviate o finanziate: sono cornici di indirizzo entro cui, una volta approvato il piano definitivo, si svilupperanno i singoli progetti attuativi.
Le scelte strutturali descritte di seguito sono state sostanzialmente confermate anche nella Proposta Tecnica del Progetto Definitivo adottata nel settembre 2026.
Le otto FRU identificate nel progetto preliminare sono:
- Porta nord. La città dei nodi metropolitani
- Dora verde. La città che lega funzioni, parchi e quartieri
- Arena Ruffini. La città dello sport che vive ogni giorno
- Centro innovazione. La città delle energie e dei talenti
- Forum civico. La città dei grandi luoghi civici e culturali
- Nuove economie. La città della produzione che cambia forma
- Spazio futuro. La città proiettata nel futuro
- Settimo Asse. La città delle grandi attività urbane
Di seguito si descrivono alcune aree specifiche, tenendo conto di quanto verificabile negli elaborati pubblici e nelle fonti istituzionali disponibili.
Mirafiori
L’area di Mirafiori è stata al centro del dibattito in Consiglio Comunale. Secondo quanto dichiarato durante la seduta del 16 marzo, il progetto preliminare conferma la destinazione industriale dello stabilimento principale, che rimane area riservata alla produzione. Il piano accompagna la transizione del quartiere — nato intorno a una grande fabbrica che oggi lavora molto meno — senza prefigurare stravolgimenti immediati. Eventuali varianti potranno essere discusse in futuro se le condizioni del settore automotive dovessero cambiare in modo significativo.
Per chi possiede immobili a Mirafiori Sud, il piano segnala un orientamento alla riqualificazione dei luoghi di vita quotidiana, ma la trasformazione urbanistica non comporta automaticamente un aumento dei valori immobiliari. Molto dipenderà dall’effettiva evoluzione industriale dell’area.
Aurora e Barriera di Milano
Il Comune di Torino ha approvato nel 2026 la riqualificazione delle aree Gondrand e Carlini a Barriera di Milano. Nel progetto preliminare del Piano Regolatore, la zona nord della città — che comprende Aurora, Barriera di Milano e l’asse verso Settimo Torinese — appare coinvolta dalla FRU 1 (Porta nord) e dalla FRU 8 (Settimo Asse), con un focus sui nodi metropolitani e sul trasporto pubblico.
Si tratta di aree che il piano considera strategiche per il loro ruolo di connessione con la cintura nord e con le infrastrutture ferroviarie. Le opportunità potenziali esistono, ma è necessario valutare singolarmente ogni intervento, tenendo conto dei costi di bonifica e riqualificazione che caratterizzano storicamente queste zone.
Le Spine e Porta Susa
Le Spine — ambiti di trasformazione del Piano Regolatore 1995 lungo il sotterramento ferroviario — sono oggi in parte già trasformate (Spina 2 e 3) e in parte ancora in corso di sviluppo (Spina 4). Il nuovo PRG eredita questi processi e tende a consolidarli, aggiornando le previsioni urbanistiche in base allo stato attuale. L’area di Porta Susa e della stazione rimane un nodo strategico della mobilità, collegato al sistema ferroviario metropolitano e alla Linea 1 della metropolitana.
Chi opera in queste zone deve verificare direttamente sulle tavole del progetto preliminare la destinazione specifica dei singoli lotti, poiché la situazione varia significativamente da un isolato all’altro.
Aree ferroviarie e industriali dismesse
Il piano individua nelle aree ferroviarie e produttive dismesse un patrimonio di trasformazione rilevante. Tra i casi citati nelle discussioni istituzionali figura la Manifattura Tabacchi, indicata come esempio di area da riattivare. Più in generale, il piano prevede che le aree dismesse cedano quote di edificabilità al Comune attraverso il meccanismo della perequazione, in cambio della possibilità di sviluppare nuove funzioni.
Per chi possiede aree industriali non utilizzate, questo sistema può aprire opportunità di valorizzazione, ma i tempi di attuazione sono incerti e dipendono dalle negoziazioni tra Comune e operatori privati, nonché dalla fattibilità economica delle bonifiche.
Cosa cambia per i proprietari col nuovo Piano Regolatore
Destinazioni d’uso e cambi d’uso
Il progetto preliminare introduce un approccio più flessibile rispetto al Piano Regolatore del 1995 in materia di mix funzionale. In molte aree sarà possibile combinare funzioni residenziali, terziarie e produttive leggere all’interno dello stesso edificio o dello stesso comparto, riducendo la rigidità della zonizzazione tradizionale.
Questo può agevolare i cambi d’uso — trasformare un ex ufficio in abitazione, o un piano terra commerciale in attività di servizio — ma le condizioni specifiche devono essere verificate sulle norme tecniche di attuazione del singolo ambito. Un cambio d’uso può avere conseguenze fiscali rilevanti, in particolare sul calcolo dell’IMU, ed è opportuno valutarle con attenzione prima di procedere.
La perequazione urbanistica: cos’è e come funziona
La perequazione urbanistica è uno dei cardini del nuovo Piano Regolatore. In termini semplici, funziona così: invece di assegnare capacità edificatoria solo a chi ha la fortuna di trovarsi in una zona dove il piano prevede nuova edificazione, la perequazione distribuisce i diritti edificatori in modo più ampio. Un proprietario di un’area che il piano destina a verde pubblico o a servizi — e che quindi non può costruire — riceve comunque dei “diritti edificatori” trasferibili. Questi diritti possono essere ceduti a chi invece sta realizzando un intervento in un’area di trasformazione, dove è possibile costruire.
Il risultato teorico è duplice: il Comune ottiene le aree pubbliche senza dover espropriare e pagare indennizzi, mentre il proprietario dell’area vincolata riceve una compensazione economica attraverso la vendita dei diritti edificatori.
Il nuovo PRG di Torino introduce una perequazione “diffusa”, estesa all’intero territorio e non limitata a singoli comparti come nel piano del 1995. Il meccanismo prevede anche un Registro dei diritti edificatori, dove i diritti possono essere depositati e successivamente utilizzati. L’applicazione concreta di questi meccanismi dovrà tuttavia essere verificata sugli elaborati tecnici del singolo ambito e sulle norme di attuazione, poiché le modalità variano a seconda della zona.
La Proposta Tecnica del Progetto Definitivo approvata nel settembre 2026 ha inoltre introdotto alcune precisazioni proprio sul funzionamento della perequazione, in particolare sulla quota minima dei diritti perequati derivanti dalle aree cedute. È quindi opportuno utilizzare gli elaborati più recenti del Piano e non basarsi esclusivamente sulla versione del progetto preliminare pubblicata a marzo.
Il regime di salvaguardia urbanistica
Dall’adozione del progetto preliminare — 16 marzo 2026 — è entrato in vigore il cosiddetto regime di salvaguardia urbanistica, previsto dall’art. 58 della L.R. 56/1977. In pratica, il Comune deve sospendere le determinazioni sulle istanze o dichiarazioni di trasformazione urbanistica o edilizia che siano in contrasto con il progetto preliminare. Il regime dura fino alla pubblicazione dell’atto di approvazione definitiva sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, e comunque non oltre i 36 mesi dall’adozione.
Questo ha conseguenze dirette per chi sta valutando interventi edilizi: se il progetto è in linea con il PRG vigente ma in contrasto con il progetto preliminare adottato, la pratica può essere sospesa. Prima di avviare qualsiasi intervento, è necessario verificare la compatibilità con entrambi i piani — quello vigente e il progetto preliminare — e consultare uno sportello tecnico o un professionista abilitato.
L’adozione della Proposta Tecnica del Progetto Definitivo del settembre 2026 non ha fatto cessare il regime di salvaguardia. Le misure continuano ad applicarsi durante il percorso di approvazione del nuovo PRG. Per le istanze di trasformazione urbanistica il Comune richiede quindi di dimostrare sia la conformità al PRG vigente del 1995 sia l’assenza di contrasto con il progetto preliminare adottato.
Cosa verificare prima di qualsiasi decisione
Un proprietario non dovrebbe prendere decisioni immobiliari rilevanti basandosi soltanto su un’informazione generale. Le verifiche necessarie comprendono almeno:
- la tavola di piano e la destinazione urbanistica della particella o dell’immobile;
- le norme tecniche di attuazione dell’ambito di riferimento;
- la presenza di eventuali vincoli paesaggistici, storico-architettonici o ambientali;
- le schede normative delle aree di trasformazione, se pertinenti;
- la conformità catastale e urbanistica dell’immobile;
- l’eventuale certificato di destinazione urbanistica, nei casi in cui sia richiesto.
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Iter e tempistiche del nuovo Piano Regolatore Generale
L’iter del nuovo PRG di Torino segue le procedure previste dalla Legge Regionale Piemonte n. 56/1977. A settembre 2026 il percorso è ormai entrato nella sua fase conclusiva.
Fasi concluse
- Approvazione della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare e prima Conferenza di copianificazione.
- Approvazione del progetto preliminare da parte della Giunta Comunale nel dicembre 2025.
- Adozione del progetto preliminare da parte del Consiglio Comunale il 16 marzo 2026, con deliberazione n. 123/2026.
- Pubblicazione del progetto e apertura della fase per le osservazioni dal 23 marzo al 22 maggio 2026.
- Raccolta e istruttoria delle 875 osservazioni presentate.
- Adozione da parte della Giunta della Proposta Tecnica del Progetto Definitivo, avvenuta il 1° settembre 2026con deliberazione n. 459/2026.
Fasi ancora da completare
- Seconda Conferenza di copianificazione e valutazione con Regione Piemonte, Città Metropolitana e gli altri enti competenti.
- Acquisizione del parere relativo alla Valutazione Ambientale Strategica.
- Eventuale revisione della Proposta Tecnica sulla base degli esiti della Conferenza.
- Predisposizione del Progetto Definitivo.
- Approvazione del Progetto Definitivo da parte del Consiglio Comunale.
- Pubblicazione dell’atto di approvazione e piena entrata in vigore del nuovo PRG.
Tempistiche previste
Grazie alle modifiche introdotte dalla legge regionale n. 5/2026, la seconda Conferenza di copianificazione dispone di 60 giorni per esprimersi. L’Amministrazione comunale ha dichiarato come obiettivo quello di arrivare all’approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore entro la fine del 2026.
Si tratta comunque di un obiettivo amministrativo e non di una data garantita: eventuali richieste degli enti coinvolti o modifiche conseguenti alla Conferenza potrebbero incidere sui tempi effettivi.
Come seguire gli aggiornamenti:
- Sito del Comune di Torino: (sezione Urbanistica)
- Geoportale della Città di Torino
- Albo Pretorio online del Comune di Torino
- Atti del Consiglio Comunale disponibili sul portale istituzionale
Cosa deve fare oggi chi compra, vende o investe
Per chi compra
Prima di formulare una proposta o firmare un preliminare — soprattutto nelle aree di trasformazione o in zone vicine ad aree dismesse — è opportuno:
- verificare la destinazione urbanistica dell’immobile sul PRG vigente e sul progetto preliminare adottato;
- controllare se l’immobile è in area soggetta a regime di salvaguardia e quali interventi potrebbero essere sospesi;
- valutare se la zona è interessata da previsioni di trasformazione significative che richiedono tempi lunghi di attuazione;
- chiedere all’agenzia o al venditore la documentazione sulla conformità urbanistica e catastale;
- considerare, nelle aree industriali o produttive dismesse, i costi e i tempi delle eventuali bonifiche necessarie prima dell’utilizzo o della riconversione.
Un acquisto in un’area di trasformazione non è necessariamente più rischioso di uno in un quartiere consolidato, ma richiede una valutazione più attenta delle variabili di contesto e dei tempi di sviluppo.
Per chi vende
Chi mette sul mercato un immobile in un’area interessata dal nuovo PRG deve comunicare le potenzialità urbanistiche in modo corretto, senza trasformarle in promesse che non è possibile garantire. È lecito indicare che una zona è inclusa in una figura di ricomposizione urbana o in un’area di trasformazione prevista dal progetto preliminare, purché si chiarisca che:
- il Piano non è ancora definitivamente approvato, anche se dal settembre 2026 esiste già la Proposta Tecnica del Progetto Definitivo;
- i tempi e le modalità di attuazione degli interventi non sono certi;
- la trasformazione urbanistica non comporta automaticamente una rivalutazione dell’immobile;
- i valori di mercato dipendono da variabili che il piano da solo non controlla.
Una comunicazione trasparente tutela il venditore da aspettative infondate e riduce il rischio di contestazioni successive.
Chi vuole investire
Un investimento in aree soggette a trasformazione urbanistica può offrire opportunità, ma richiede un’analisi più articolata rispetto al semplice prezzo di acquisto. Gli elementi da valutare includono:
- Tempi di attuazione: le trasformazioni previste dal piano si sviluppano in anni o decenni; un’immobilizzazione del capitale senza rendita nel frattempo è un costo reale.
- Servizi esistenti: la qualità dei servizi attuali — non quelli previsti — determina la domanda abitativa oggi.
- Domanda reale: Torino ha un numero elevato di abitazioni vuote; investire in zone dove la domanda è già debole può esporre a difficoltà di locazione o rivendita.
- Costi di riqualificazione: nelle aree industriali dismesse, i costi di bonifica e adeguamento normativo possono essere molto elevati e non sempre prevedibili.
- Vincoli: verificare la presenza di vincoli paesaggistici, idrogeologici o architettonici prima di qualsiasi valutazione.
- Fattibilità urbanistica: la previsione del piano non equivale alla fattibilità tecnica ed economica dell’intervento. Va verificata con un professionista.
- Rischio di immobilizzo: se l’intervento non si realizza nei tempi previsti, il capitale impiegato rimane bloccato in un asset difficilmente liquidabile.
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FAQ — Domande frequenti
No. Il nuovo Piano Regolatore non è ancora definitivamente approvato. Il progetto preliminare è stato adottato dal Consiglio Comunale il 16 marzo 2026 e il 1° settembre 2026 la Giunta ha adottato la Proposta Tecnica del Progetto Definitivo, dopo aver esaminato le 875 osservazioni ricevute.
Il PRG formalmente vigente rimane quindi quello del 1995. Durante questa fase transitoria è però attivo il regime di salvaguardia, che impedisce l’autorizzazione di interventi in contrasto con le previsioni del nuovo progetto preliminare. Il prossimo passaggio è la seconda Conferenza di copianificazione, seguita dalla redazione e dall’approvazione del Progetto Definitivo da parte del Consiglio Comunale.
L’Amministrazione comunale punta ad arrivare all’approvazione definitiva entro la fine del 2026. Prima devono però concludersi la seconda Conferenza di copianificazione e la Valutazione Ambientale Strategica, quindi il calendario potrebbe subire variazioni. Fino all’approvazione definitiva continueranno a convivere il PRG vigente del 1995 e le misure di salvaguardia legate al nuovo Piano.
Significa che, se il progetto che si intende realizzare è in contrasto con le previsioni del progetto preliminare adottato, il Comune è tenuto a sospendere la pratica. Il regime dura al massimo 36 mesi dall’adozione, ovvero fino all’approvazione definitiva del piano se avviene prima. Prima di avviare qualsiasi pratica edilizia, è essenziale verificare la compatibilità con il progetto preliminare.
Gli elaborati del progetto preliminare — tavole, relazioni e norme — sono consultabili e scaricabili sul Geoportale della Città di Torino (geoportale.comune.torino.it). Per un’interpretazione corretta in relazione al proprio immobile o terreno, è consigliabile rivolgersi a un tecnico abilitato.
In linea generale, la perequazione riguarda soprattutto i proprietari di aree edificabili o dismesse, i titolari di lotti in aree di trasformazione, e le operazioni di nuova edificazione o rigenerazione su scala significativa. Per chi possiede un appartamento in un edificio residenziale esistente, l’impatto diretto è limitato, salvo che l’immobile si trovi all’interno di un ambito di trasformazione specifico. In ogni caso, la verifica deve avvenire sulle norme tecniche del singolo ambito.
Dipende dall’area e dal tipo di intervento. Alcune trasformazioni — come le nuove destinazioni commerciali già vigenti con l’adozione — producono effetti immediati. Le grandi trasformazioni urbanistiche, come la riconversione di aree dismesse o la realizzazione di nuove infrastrutture, richiedono anni, a volte decenni. Non è corretto aspettarsi cambiamenti rapidi e uniformi su tutta la città.
Fonti: Città di Torino, Città di Torino / Geoportale, Città di Torino, Regione Piemonte